Davide Ancilotto, la storia di un talento senza fine

Davide Ancilotto è un giocatore di basket! Usiamo il presente non a caso perchè nella sua seppur breve carriera è stato l’emblema di un movimento nel quale incarnava esattamente l’idea del giovane talento promettente, quel genere di giocatore che avrebbe dato una mano ad una Nazionale in rapida ascesa. 

Gli inizi

Ma gl’inizi sportivi non parlarono subito di basket. Infatti da giovanissimo inizia a giocare a calcio nelle giovanili del Real San Marco Mestre dove, però, il suo carattere acceso e loquace lo porta subito a voler primeggiare ed in alcuni casi a scontrarsi con il coach. Arriva addirittura a fare un provino con il Torino per il grande salto nel calcio, ma Davide voleva essere prima di tutto il migliore, e già a 13 anni aveva degli obiettivi grandissimi. Così nella sua ricerca di successo decise di lasciare il campo da calcio per entrare in una palestra.

A 13 anni si aprirono quindi le porte delle giovanili del Basket Mestre sotto la guida del Presidente Pieraldo Celada dove giocò la sua prima e unica stagione con i colori della squadra giovanile del team locale. Ma Celada sembrava aver intuito fin da subito chi poteva diventare Davide, e convinta la famiglia, decise di portarlo con se a Desio dove ricominciare tutto d’accapo dalla stagione 88-89.

A Desio Davide trova il luogo adatto per crescere sportivamente ma principalmente a livello personale. E’ sempre stato caratterialmente forte, ma quella esperienza rappresentava il suo primo salto nel vuoto vista la lontananza da casa. Ed a conti fatti non rientrerà più sportivamente in terra veneziana.

Nella stagione 89-90 viene dato in prestito alla Glaxo Verona dove disputa la sua prima stagione Senior nella città Scaligera nel campionato di A2 al fianco di giocatori come Dalipagic e James Bailey, ed in compagnia di altri giovani promettenti come Moretti, Frosini e Morandotti. Davide è sicuramente ancora molto giovane e lo spazio fu ovviamente quello di giovane che si affaccia al basket seniores per la prima volta, ma l’occasione per farsi vedere non mancarono tanto che nell’estate successiva arrivo il suo primo trasferimento che gli cambiò la vita.

La crescita casertana

All’età di 16 anni fa le valigie e si trasferisce a Caserta per un’avventura che lascerà il segno nei ricordi dei tifosi casertani ma allo stesso tempo in un Davide in grandissima crescita personale. A Caserta ha la possibilità di sperimentare vari ruoli fino alla sua definitiva consacrazione nel ruolo di guardia sebbene i suoi 201 cm che lo rendevano un giocatore moderno per corporatura e tipologia di gioco. Nella sua prima stagione all’ombra della Reggia vede la Juve trionfare in campionato sotto la guida implacabile di Vincenzo Esposito, Sandro Dell’Agnello, Ferdinando Gentile, Tellis Frank e Charles Shackleford. L’amicizia con Esposito si consolida e la crescita del talento mestrino è dietro l’angolo. 

L’esordio in serie A arriva la stagione successiva, quella 91-92, in casa contro la Robe di Kappa Torino dove gioca il suo primo minuto. Il suo primo punto arriva invece la partita successiva in trasferta contro la Scavolini Pesaro dove coach Marcelletti gli concede ben 15 minuti in campo. La prima stagione sarà per Davide il battesimo verso il basket che conta, ma saranno a fine stagione solo 7 le gare in cui scende in campo con una media di 2.3 punti. La giusta gavetta per chi vuole fare i giusti passi per diventare un campione.

La seconda stagione in maglia casertana registra un discreto aumento del minutaggio passato agl’11.9 minuti di media con una media punti di 3.6 ma giocando ben 21 gare in tutta la stagione. Nella terza e penultima stagione in maglia Juve Caserta si comincia ad intravedere il vero talento di Davide. Le cifre subiscono un brusco aumento arrivando ad un ottimo 8.9 di media su 35 partite con un minutaggio da 21.4 ed un carieer high di 25 punti alla 5° di ritorno in casa contro il Banco di Sardegna Sassari. Il Davide casertano comincia ad uscire allo scoperto ed in Italia qualcuno comincia a chiedersi chi fosse questo talento incredibile, sebbene la retrocessione in A2 della squadra casertana.

La stagione 94-95 è quella della definitiva consacrazione. L’esperienza a A2 da le chiavi della squadra in mano a Davide che risponde presente da grande campione. 14.2 punti di media in 33 partite con un carieer high di 22 punti in 3 occasioni.

La prima chiamata in Nazionale

La disastrosa stagione casertana di A2 non gli impedì di arrivare alla sua prima convocazione in Nazionale, quando Ettore Messina lo volle per un collegale il 6 febbraio del 1995 insieme ad altri futuri campioni come Fucka, Myers e Marconato.

Ettore Messina lo ricorda ancora oggi come un campione incredibile di una modernità quasi fuori moda per l’epoca. Davide era infatti una guardia atipica di 201 cm, stilisticamente goffo ma con una concretezza disarmante.

Il Maestro Dule e Pistoia

Ma Caserta cominciava a stare stretta a Davide. La serie A2 era il giusto palcoscenico dove crescere ma tornare in A1 era ormai diventata una priorità. Si fece avanti la Madigan Olimpia Pistoia su suggerimento del suo giocatore simbolo Claudio Crippa. Davide non si fece pregare e salì in Toscana alla corte di un rampante coach slavo di nome Dule Vujosevic. Davide lo adorava e per lui era disposto a fare qualsiasi cosa. Sosteneva particolari allenamenti personali ogni mattina ed i miglioramenti si videro fin da subito. Davide era un leader in campo e fuori. 

Sfoggiò una stagione incredibile da 16.7 di media in 31.7 di utilizzo, conquistando sul campo l’accesso, per la prima volta nella sua storia, dell’Olimpia Pistoia alla Coppa Korac. Pistoia ha amato quel ragazzo perchè ha visto in lui il traghettatore di una piccola realtà verso qualcosa di grande come una coppa europea, ma allo stesso tempo ha saputo apprezzare il Davide uomo che conquistò tutta la città. 

Quella stagione lo portò finalmente anche a calcare il parquet in una partita ufficiale con la Nazionale esordendo il 12 novembre 1995 ad Helsinki contro la Finlandia per le qualificazioni europee. Per l'occasione la curva pistoiese gli dedicò una grande maglia azzurra con il numero 4. Davide in quella occasione segnò 10 punti. In Nazionale Davide collezionò ben 18 presenze con 102 punti totalizzati.

Le sirene spagnole e l’arrivo nella capitale

Dopo l’incredibile stagione pistoiese ormai Davide non era più una sorpresa ma una bellissima realtà. Tutta Italia, e non solo, lo corteggiava ed infatti molte furono le voci ad accostarlo al Badalona in Spagna. Ma l’occasione giusta arrivò quando Corbelli, il presidente della Telemarket Roma, lo volle a tutti i costi nella capitale. L’arrivo a Roma non fu dei migliori, arrivarono alcuni infortuni importanti, come l’operazione al menisco, che lo costrinsero addirittura a lasciare la nazionale e non disputare gli Europei in Spagna dell’estate successiva. 

Dopo un inizio di stagione un pò travagliato Davide ritrova forma e condizione ed alla fine arrivano le prestazioni importanti in campionato con un’altra stagione da 16.7 di media in 29.4 di utilizzo. Roma non ottiene i risultati sperati ma è sicura di aver trovato un campione importantissimo. 

La scomparsa

L’estate successiva Roma inizia la pre-stagione come sempre, con grandi ambizioni e la sicurezza di voler essere una grande società. Acquisti importanti arrivano nella capitale e Davide Ancilotto comincia ad essere il leader di uno spogliatoio molto variegato con tante personalità e talenti importanti. Nulla lasciava presagire che di lì a poco molto sarebbe cambiato nelle loro vite.

Durante una gara estiva amichevole a Gubbio contro il team francese del Nancy in un torneo quadrangolare di precampionato, Davide si accasciò improvvisamente al suolo, vittima della rottura di un aneurisma cerebrale. Fu immediatamente portato all’Ospedale San Filippo Neri di Roma dove i medici cercarono di fare l’impossibile per salvarlo. Morì una settimana più tardi, il 24 agosto 1997.

Ai suoi funerali, l’intero mondo della pallacanestro italiana si raccolse nella chiesa di San Lorenzo, Duomo di Mestre. Per l’occasione tifosi romani e casertani, di solito acerrimi nemici, diedero l’ultimo saluto al giocatore.

Ma Davide non si limita al ricordo, agli almanacchi o al nome di curve nei palazzetti; Davide vive in chi ama giocare a basket! 












Si Ringraziano












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