Alessio Caporossi

27 Mar 2018 | Davide
4nci - Alessio Caporossi

Chissà quante volte sarà stato maledetto l’aneurisma cerebrale, e quella palestra di Gubbio involontaria protagonista della tragedia che si è portata in cielo il “cow-boy“ (come dimenticare la sua scenetta dello sparo prima di riporre la “pistola“ a posto dopo una prodezza o un canestro decisivo quando incantava Caserta e Pistoia).
Un talento così cristallino da mettere d’accordo tutti, anche in un ruolo così atipico come quello di guardia per uno della sua stazza (201 cm). Elemento, che insieme alla sua tecnica sopraffina e ad un concetto del tempo d’esecuzione altamente personale, ne ha fatto uno dei migliori giocatori del continente nonostante la giovane età e, soprattutto, i notevoli margini di miglioramento.
Uno dei pochi personaggi (insieme a Pozzecco, Myers, Abbio e Morandotti per citare i primi nomi che vengono in mente) che ha fatto innamorare chi vi scrive della palla a spicchi. Sfacciato quanto convincente, divertente per indole, ammaliante per le sue invenzioni e buffo nell’esecuzione, alla fine aveva sempre ragione lui. Che infilava un canestro dopo l’altro.

Peccato averlo potuto ammirare per così poco tempo, uno che a soli 23 anni è riuscito ad essere un idolo in tre città (Caserta, Pistoia, Roma), uno che ha avuto la capacità di unificare sotto un’unica bandiera – quella del dolore, purtroppo – due tifoserie nemiche per la pelle come quelle romana e casertana.
Uno a cui dover dire grazie per ciò che ci ha regalato, in campo e fuori. Uno che donava gioia quando vedeva un canestro. Uno che sapeva accendere la folla in un attimo: penetrazione, arresto e tiro, la retina che accoglie la palla, due punti, la sua esultanza, quella del pubblico, un’onda unica di allegria che coinvolgeva e travolgeva.
Uno come Davide Ancilotto, un uomo prima che un giocatore di pallacanestro, di cui non ci dimenticheremo mai, nell’attesa di incontrarlo di nuovo nell’altra vita. Ciao Davide.

 

Alessio Caprodossi – 7 LUGLIO 2009