Io il celentano del Parquet

10 Apr 2018 | Davide
4nci - Io il celentano del Parquet

Vi condividiamo questo articolo apparso su “Il Tempo – Sportissimo” il 14 luglio ’97 e scritto da Maria Pia Di Pietro, sempre presente ad Anciground in tutte le edizioni di 4NCI con il CLUB DAVIDE ANCILOTTO ROMA.

 

Vi trascriviamo anche tutto l’articolo visto che non si legge benissimo…

“IO, IL CELENTANO DEL PARQUET”

I sogni, le speranze e le ambizioni di Davide Ancilotto, l’ala della Virtus nato col basket nel sangue.

<< Fidanzato con Iaia, ammette che la pallacanestro ha la precedenza sugli effetti: “Per me è tutto, chi mi sta vicino deve capirlo. Sono andato via di casa che ero un ragazzino, ho fatto molti sacrifici e non voglio buttarli al vento >>

 

Maria Pia Di Pietro, Roma

Se potesse camminerebbe anche per la strada palleggiando un pallone. Non riesce a immaginarsi senza il basket. Anche se questa sensazione Davide Ancilotto, guardia-ala della Virtus Roma, l’ha già provata quando è rimasto fuori dal gioco per infortunio. <Per me il basket è tutto – dice Ancilotto – non c’è vita senza basket. Ognuno di noi si prefigge degli obiettivi per fare qualcosa nella vita. Io ho solo questo. Ci metto anima e corpo, è veramente essenziale per me. Lo vedo anche adesso quando si finisce di giocare, non ce la faccio a stare senza. E’ il mio lavoro e vivo in funzione di farlo bene. Poi, quando finirà la pallacanestro penserò alla famiglia. Con questo non voglio dire che non riesco a vivere al di fuori del mio lavoro. E’ normale che abbia una fidanzata, una famiglia a cui pensare. Ma se voglio riuscire a essere sempre il migliore nella pallacanestro devo far capire alle persone che mi stanno a fianco che per me questa è la cosa più importante.>

E questo lo sa bene Iaia, la sua ragazza, che da tre anni fa la spola tra casa sua a Benevento e le varie residenze di Davide. <Stare con me è difficile, nel senso che la persona che mi sta accanto deve essere una santa, perchè per me prima viene la pallacanestro poi tutto il resto. Però quando io esco dal campo do tutto me stesso a quella persona. Iaia mi ha capito. Penso sia la donna della mia vita. Spero nel giro di poco tempo di formare una famiglia con lei.>

Davide, nonostante la sua giovane età ha le idee molto chiare. Un ruolo importante nella sua vita l’ha giocata la famiglia. Ultimo di tre figli (ha due sorelle di 33 e 37 anni, ndr), papà pensionato da cinque anni dopo una vita a lavorare in una fabbrica di alluminio, e mamma fino a pochi anni fa gestrice di un bar. Davide come tanti ragazzi alla sua età sognava di diventare calciatore. Giocava in una squadra di Mestre, la sua città natale, quando un giorno litigò con l’allenatore. Deluso dal calcio, non passò neanche una settimana che entrò a far parte di una squadra di basket, nella Cuchi Mestre in B1. Lì, Ancilotto cominciò ad essere apprezzato e l’anno seguente Celada lo portò a Desio. La sua carriera era appena iniziata. A 14 anni e mezzo, zaino in spalla, Ancilotto lasciava la sua famiglia per correre dietro a un sogno.

<La scelta dei miei genitori di lasciarmi andare via così giovane è stata determinante. Per un ragazzo che va via di casa è tutto bello, ma per loro sentirsi mancare l’affetto del proprio figlio è stata una scelta dura. Anche se viviere a 14 anni da solo non è stato facile. Però con il fatto che giocavo a pallacanestro, vivevo solo per quello. La pallacanestro è entrato al posto della mia famiglia. Poi una parte importante l’hanno svolta gli allenatori che ho avuto, mi hanno aiutato a crescere. Quello che mi ha dato dpiù di tutti è stato Vujosevic, quando giocavo a Pistoia. E’ stato importante soprattutto in un ambiente che ti fa crescere in fretta. Purtroppo ogni anno che si va avanti bisogna stare attenti perchè tutti dicono di essere amici, ma poi è naturale che nell’agonismo non c’è amicizia. Ognuno deve pensare a sé.>

Parole dure. Nella vita di tutti i giorni, nei rapporti con le persone, spesso l’amicizia sembra un sentimento in via di estinzione. <Per me l’amicizia è tutto. E’ troppo importante e troppo rara e mi ritengo fortunato di avere degli amici su cui poter contare come fossero mio padre e mia madre. Loro sono sempre lì ad aiutarmi nei momenti difficili.>

Ancilotto crede in Dio, ma come tanti giovani della sua età non frequenta più gli ambienti ecclesiastici ed è affascinato dalle filosofie orientali. <Sono cattolico, molto credente, ma non pratico tantissimo per pigrizia, stanchezza e molti impegni. Conosco bene anche altre religioni, mi affascina l’idea della filosofia Zen che ha buone cose da cogliere per applicarle nella vita di ogni giorno.>

Davide è anche cultore di film thriller e ama molto leggere. <Mi piace ritagliarmi del tempo per leggere libri che mi possano dare un significato, qualcosa da mettere in pratica nella vita. Mi hanno colpito molto per esempio le opere di Thomas Mann. Poi mi piace sapere tutto di religioni e modi di vivere.>

Ancilotto è un beniamino dei tifosi. Il fenomeno della Virtus, meglio conosciuto come il pistolero del parquet (per i suoi gesti durante la partita di Korac contro la Benetton a Roma, ndr), sa anche prendersi in giro. <I tifosi e i compagni mi hanno affibbiato parecchi soprannomi da swaroski, perchè mi rompevo spesso, a uomo gomma, a Celentano del parquet per il mio modo strano di correre.>

E le stranezze di Davide non si limitano certo a questo. <Sono molto superstizioso. In tutto. Prima della partita ascolto la stessa musica: due canzoni di Bon Jovi al massimo del volume del vialone per andare al Palaeur fino al parcheggio, mi vesto alla stessa maniera, lavo gli stessi calzini, indosso la canottiera sotto la maglietta. Una volta ho anche giocato con un corno nella scarpa. Un anno, invece, mi sono fatto scrivere dalla mia ragazza una frase su uno slip (“antisfiga”, ndr) che ho portato per tutto il campionato a Pistoia.>

Ancllotto è anche un grande mattacchione. Quando c’è lui di mezzo, gli scherzi rasentano il limite della legalità. <Ne ho combinate tante ai tempi di Caserta con Gentile ed Esposito come complici. Si organizzavano finte rapine ai giocatori, scherzi notturni telefonici alle moglie dei vari massaggiatori, chiudevamo i vestiti negli armadietti di Tufano poi buttavamo la chiave nel prato. Nascondevamo i profilattici dentro la borsa del massaggiatore e poi segnalavamo il fatto alla moglie. Insomma, facevamo divorziare la gente per niente. Quì a Roma, invece, non si fanno tanti scherzi. L’ambiente è più tranquillo, c’è più disciplina. Forse perchè si diventa un po’ più maturi e quindi non si esagera. Ma ci siamo divertiti tantissimo, soprattutto prendendo in giro il medico che cura la nostra alimentazione perchè ha sempre timore di Attilio. Lui  su certe cose non lo accetta lo scherzo. Una volta Caja domandò cosa c’era da mangaire e il nostro medico gli rispose che c’era del gelato. Attilio saltò su: “A quest’ora gelato!”. Buon presti con fare fantozziano chiese scusa non si sa quante volte. Insomma, questo è stato il motivo conduttore per tutto l’anno. Ma ci siamo divertiti tantissimo. Sono veramente dei ragazzi stupendi. Sarebbe difficile non andarci d’accordo. Quello che ci ha fatto divertire di più è stato Capone che ha toccato momenti di pazzia acuta. Poi Pessina e Ambrassa con la loro ironia intellettuale, Busca e io con quella più materiale. Insomma siamo un gruppo veramente affiatato.>

Questo è Davide Ancilotto, un ragazzo come tanti, un giocatore giovane con davanti a sé un futuro roseo e un sogno dentro il cassetto ancora da realizzare: <Quando l’avrò realizzato vi scriverò da molto lontanto.> Il messaggio è già partito oltreoceano.